invece di lamentarti pensa a quello che puoi cambiare tu

Come abbiamo visto nel primo post il mondo è pieno di pessimi consigli su come risolvere i problemi con i propri capi. Ecco invece i comportamenti che funzionano:

  • concentrati su quello che puoi cambiare tu invece di lamentarti
  • non sparlare del tuo capo con i colleghi
  • evita le shallow task

Abbiamo già visto brevemente nel primo post cosa significano ognuo dei tre comportamenti, in questo post ci contentriamo sul contenuto e sul significato del primo comportamento: Concentrati su quello che puoi cambiare tu invece di lamentarti.

concentrati su quello che puoi cambiare tu invece di lamentarti

Non per caso questo comportamento sta all’inizio. Questa è la vera chiave di volta di tutto il sistema. Perché? Perché molto spesso la tua ansia deriva da preoccupazioni per cose che sono fuori dal tuo controllo. Applicare questo comportamento invece richiede di riconoscere una verità molto spesso trascurata: fra lo stimolo che ricevi dall’esterno e la tua reazione non c’è un rapporto di causa effetto.
Non siamo animali, non reagiamo d’istinto. Fra lo stimolo che riceviamo e la nostra risposta c’è la nostra libertà.
Molto spesso invece noi ci comportiamo come fossimo parte di un sistema di ingranaggi, obbligati a girare nel verso dei meccanismi che entrano a contatto con noi: se ci trattano bene reagiamo bene, se ci trattano male finiamo sotto scacco. Entriamo in modalità reattiva. Siamo metereopatici. E questo è un ingrediente importante dei tuoi problemi con il capo: lasci che sia il suo comportamento a influenzare il tuo. Questo l’ho visto molto spesso nella mia storia: quando il capo mi trattava bene ero contento e lavoravo bene, quando invece mi trattava male entravo in un loop, lavoravo male e questo lo portava a trattarmi ancora peggio.
Per arginare tutto questo è stato necessario ricentrare l’origine del mio comportamento fuori dal mio capo. Si tratta di capire quali sono i principi corretti in base ai quali agire. Magari poi scriverò un altro post su questi principi, per ora basti quello che ci siamo detti: una delle fonti dei problemi con il capo è che lasci decidere a lui il tuo comportamento, invece di fare leva sulla tua libertà.
Se ti interessa capire meglio questo concetto dei principi corretti in base ai quali agire fammelo sapere nei commenti. Direi infatti che il post è venuto già abbastanza lungo così, ma se la cosa ti interessa posso parlarne in maggior dettaglio in un altro post.
Ma perchè lo fai? Perchè fare il contrario significa riconoscere che siamo noi i padroni delle nostre azioni, noi responsabili di quelli che ci accade e non accade. E a volte riconoscerlo è scomodo e faticoso. Questo lo capisco, ma fatti un’altra domanda: preferisci:
  1. continuare a vivere il pessimo rapporto con il tuo capo
  2. fare un po’ di fatica?
Se la tua risposta è la 2 possiamo proseguire. Se invece hai risposto 1. puoi anche interrompere qui la lettura e tanti auguri per la tua vita lavorativa!
Sperando tu stia ancora leggendo ti faccio una terza domanda: cosa si può fare per cambiare la situaizone? La risposta sta in un concetto fondamentale: la sfera di influenza.

concentrati sulla tua sfera di influenza

Il punto è che ci sono tutta una serie di eventi e circostanze che in qualche modo ci interessano, che possono essere definite sfera di coinvolgimento. In questa sfera ci può stare di tutto, dallo scoppio di una nuova epidemia di virus alla comunicazione del taglio degli straordinari.
Di tutto quello che sta dentro questa prima sfera però non tutto è influenzabile da noi. C’è solo un sottoinsieme di eventi per i quali il nostro comportamento può effettivamente produrre delle conseguenze in maniera diretta o indiretta. Questa è la nostra sfera di influenza.
La base per avere un rapporto sano con il proprio capo è concentrarsi sulla propria sfera d’influenza. Significa non permettere che il suo comportamento influenzi il nostro stato d’animo, ma piuttosto lavorare su quanto in nostro potere per migliorare la nostra condizione. Questo vuol dire che non ha senso stare a perdere tempo lamentandosi perché il capo ha deciso di dare a te il lavoro più gravoso o noioso. Certo, magari l’ha fatto perché è un incompetente, perché doveva dare il lavoro migliore ad un raccomandato e perché non capisce le tue potenzialità. Ma detto questo: stare semplicemente a lamentarsi del lavoro che ti ha assegnato che conseguenze avrà?
Di certo accrescerà il risentimento verso il tuo capo ( e probabilmente anche verso altri colleghi) e per questa via  accrescerà anche la tua insoddisfazione.
L’assegnazione delle attività sta però fuori dalla tua sfera d’influenza e quindi il tuo lamento è una fatica inutile. Sì sì, ho scritto proprio inutile. Ricordo quando me ne resi conto per la prima volta. Ero così abituato a lamentarmi per ogni cosa che quando lessi per la prima volta di questo concetto nei libri di Stephen Covey mi sembrò assurdo.
Ma come, quello sciagurato del mio capo mi assegna un’attività terribile e io non posso neanche concedermi una bella giornata intera di lamenti, critiche e incazzatura?
Ma poi, pensandoci bene, con calma, mi resi conto che aveva ragione Covey: tutta quella rabbia non serviva a niente, era uno sforzo inutile. Fatta 100 la mia energia, stavo buttando il 70 in un investimento che non mi avrebbe reso nulla, se non altro risentimento. Un circolo vizioso insomma.
E quindi che si fa? E quindi ci si concentra su quello che possiamo effettivamente influenzare. Concentrarsi sulla propria sfera di influenza significa non disperdere le proprie energie in azioni inutili ma anzi focalizzarle tutte verso l’azione.
Per esempio in questo caso quello che possiamo fare è svolgere quella attività noiosa e ripetitiva trovando un modo nuovo per farlo. potremmo per esempio automatizzarne l’esecuzione. Potresti imparare a automatizzare il file excel che devi usare per risparmiare tempo. O approfittarne per imparare a scrivere al computer senza guardare la tastiera in modo da risparmiare tempo. Questi sono solo esempi e chiaramente il tutto dipende dal caso concreto. Quel che importa è che agendo in maniera proattiva anizchè subire otterresti immediatamente almeno tre risultati importanti:
  • acquisiresti delle competenze nuove da “monetizzare” dove lavori o fuori di lì, insomma miglioreresti la tua occupabilità
  • libereresti tempo per passare ad attività migliori che magari ti danno anche più visibilità nel tuo luogo di lavoro (vedi l’ultimo consiglio sulle shallow task)
  • convoglieresti la tua energia su qualcosa alla tua portata anziché sprecarla
Sintetizzo le differenze in uno schema:
Questo è solo un esempio ma il principio è sempre lo stesso a prescindere dalla situazione concreta: concentrati su quello che puoi cambiare e lascia perdere tutto il resto. L’applicazione costante di questo principio ridurrà ansie e frustrazioni e produrrà dei cambiamenti incredibili nella tua vita lavorativa.

Conclusioni

Come vedi questo comportamento non è qualcosa di superficiale.  A differenza dei suggerimenti dei quali parlavo nel primo post qui non si tratta di semplici espedienti. Volendo ricorrere alla materia militare, questa non è tattica, è strategia. Sicuramente la sua applicazione richiede quindi un impegno molto maggiore, ma soprattutto richiede di rivedere alcune concezioni e abitudini consolidate.
Sono certo però che hai già intravisto i benefici che l’esercizio di questi comportamenti comporterebbero. L’esperienza mia e di molti altri permette di concludere che questi comportamenti sono alla base di relazioni sane con il proprio capo.

fai un breve esperimento

E quindi? E quindi ti suggerisco un esperimento: prova ad applicare questo comportamento per 30 giorni, un mese. Se qualcuno te lo chiede spiega pure perché lo stai facendo, e nel caso non funzioni dai pure la colpa a me. Se ci proverai seriamente in 30 giorni potrai già vedere i semi della nuova pianta germogliare e sono certo che vorrai continuare ad annaffiarla anche nei giorni successivi.
Una nota finale: e se nonostante questi comportamenti il rapporto con il tuo capo non dovesse cambiare? anzitutto tu avrai imparato a non lasciare che il suo comportamento influenzi il tuo stato d’animo e poi, applicando soprattutto il primo e il terzo comportamento, avrai migliorato il tuo status professionale e accresciuto la tua occupabilità, fuori o dentro la tua azienda. Insomma, comunque vada sarà un successo.

Sono fermamente convinto di quanto ho scritto in questo post, perchè l’ho sperimentato sulla mia pelle e l’ho visto confermato dall’esperienza di altri. Per questo ho investito una buona parte del mio tempo per scrivere questo articolo. Mi farebbe molto piacere se tu potessi farmi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui. Se poi ti pare che l’articolo possa essere utile anche ad altri ti chiedo di condividerlo (trovi l’icona a destra).

Grazie in ogni caso, e a presto.
Ciao,

Bibliografia minima

Siccome mi capita spesso di parlare coi colleghi di queste cose e siccome finisco sempre per citare gli stessi testi sto lavorando a un post un po’ ragionato degli stessi con una mini sintesi del contenuto.
Nel frattempo riporto qui i testi con i collegamenti nel caso volesse leggerveli in prima persona:


Andrea Cirillo

Andrea Cirillo

Senior Audit Quantitative Analyst in Intesa Sanpaolo, Andrea ha coltivato fin dagli studi universitari l’interesse per i temi del comportamento organizzativo. In seguito ha ottenuto una certificazione internazionale in consulenza manageriale e controllo interno presso l’International Institute of Internal Audit e la specializzazione in Organizational behaviour presso la Macquarie University.

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