Ecco, è arrivato il tempo dello smart working forzato.

Alcuni forse desideravano provarlo da tempo e non lo avevano mai sperimentato, altri invece già lo conoscevano ma mai lo avevano vissuto con questa intensità. Per tutti questo periodo pone sfide nuove, è un tempo nel quale diverse forze e diverse spinte si verificano dentro di noi e noi, invitati a starcene chiusi in casa, tentiamo di rimanere in equilibrio sopra di loro:

  • l’incertezza per quello che succede là fuori e per come si evolverà la situazione;
  • l’incertezza per gli sviluppi del nostro lavoro;
  • il nuovo scorrere delle giornate, piene di chiamate e senza quei rituali che come tutte le ripetizioni ci davano sicurezza (lo spostamento mattutino, il caffè ai distributori automatici, quattro passi per il pranzo);
  • la sensazione di non sapere, in fondo, cosa stia succedendo a lavoro, perché ormai “siamo tutti periferia” non esiste più un centro.

In tutto questo marasma ci è richiesto comunque di rimanere operativi. Ci sono comunque scadenze e risultati da raggiungere. Anzi, non fermarsi è, per chi può, quasi un dovere sociale.

Proprio in questo tempo in cui vorremmo a volte solo pensare a noi, a come ci sentiamo, alle nostre preoccupazioni, ci troviamo a parlare di temi e gestire attività che non riescono a sembrarci rilevanti, perché si sa, come direbbe Maslow, in situazioni come queste è inevitabile scendere qualche gradino della famosa piramide.

Smart Working Forzato

In questa situazione si trova anche un membro della nostra community, che qualche giorno fa ci ha scritto. Si tratta di un ragazzo da poco entrato nel mondo del lavoro che si è ritrovato catapultato nello smart working proprio mentre viveva un cambio di manager. Diciamo che gli hanno tutto d’un colpo tolto quei pochi punti fermi che aveva.

Il nostro smoothjobber ha giustamente percepito spaesamento, quelle abitudini e sicurezze che stava gradualmente costruendo sono venute meno di colpo. Aveva imparato come gestire la relazione con il vecchio manager partecipativo e ora se ne trova un altro con uno stile direttivo. Puntava sulla vicinanza fisica coi suoi colleghi per conoscere e comprendere le dinamiche interne al gruppo e ora si trova privato di tale possibilità. Tutto questo è risultato in una perdita di motivazione, e allo scollamento fisico è seguito quello mentale.

Il vero rischio di questo tempo? perdere le persone. Se è vero che il lavoro di un team è fatto da competenze, coinvolgimento e prestazione, questo periodo mette a dura prova il coinvolgimento, con forti riflessi sui livelli di prestazione. Che fare? Come rispondere al nostro smoothjobbers e a quanti come lui vivono in una situazione simile, travolti in pieno dall’onda dello smart working? Come diciamo sempre noi di SmoothJob, ci si deve concentrare su quello che è possibile cambiare in prima persona e non aspettare che sia il mondo là fuori a cambiare o risolverci il problema.

Se anche tu ti trovi in una situazione simile a quella di questo ragazzo, ecco cosa puoi fare:

Segui i link per approfondire questi consigli, sperimentali e poi facci sapere come è andata!

Giovanni Pogliani

Giovanni Pogliani

Giovanni ha studiato Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano. Dopo la laurea ha svolto un tirocinio presso la casa editrice Tecniche Nuove, specializzata nella realizzazione di riviste B2B, dove ha ricoperto il ruolo di Web Content Manager e Copywriter. Attualmente si occupa di comunicazione e marketing presso uno studio legale di Milano.

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